Ninfa con i suoi giardini è un luogo meraviglioso e affascinante in ogni stagione, da visitare in famiglia con i bambini perché è il giardino più bello e romantico del mondo!
In esso convivono in perfetta simbiosi ruderi di un’antica città medievale e specie vegetali di paesi e continenti diversi.
È come fare il giro del mondo in poco più di un’ora!
La volontà di scoprire la natura è insita nel bambino e il compito di noi genitori è quello di incoraggiare e facilitare tale conoscenza.
La possibilità di stare all’aria aperta ha un enorme impatto positivo sulla crescita e lo sviluppo del bambino, oltre ad essere un’importante fonte di apprendimento cognitivo, sensoriale ed emotivo.
Oggi, anche a causa della pandemia, i bambini trascorrono la maggior parte del tempo in casa e spesso davanti a schermi come la tv, pc, tablet e videogiochi. Quindi per la maggior parte dei bambini, in età prescolare e scolare, il tempo passato all’aria aperta è molto limitato.
Gli adulti dovrebbe incoraggiare tale rapporto aiutandoli ed educandoli alla bellezza della natura.

La natura è una grande maestra di bellezza. Non esiste una ricetta per comprendere e trovare il bello, esso è una sensazione innata che parte dal nostro cuore, ma è necessario allenarsi a riconoscerlo. Per questo è molto importante aiutare i nostri bambini a sviluppare ed educare questo senso.
Se abbiamo educato gli occhi all’incanto, lo possiamo trovare tutta la vita.

Prepariamo le valigie e partiamo per questa nuova avventura!
Raccomandiamo ai bambini di non dimenticare di mettere nello zainetto:
-capacità di osservazione: in autunno gli animali vanno in letargo e che dite riusciremo ad intravedere qualche tana?
-un binocolo per avvistare i numerosi uccelli che popolano il giardino,
-una lente di ingrandimento per vedere i piccoli esserini che vivono tra le piante,
-macchina fotografica per non dimenticare le cose più belle incontrate,
-tanta capacità di ascolto durante la visita guidata.
Preparatevi a diventare degli archeologi a caccia di tracce del passato o dei botanici esperti di piante particolarissime!

COSA TROVERAI IN QUESTO ARTICOLO:
La storia di Ninfa
Il giardino
Il percorso
Uscita
Informazioni utili
LA STORIA DI NINFA
Per capire il perché Ninfa sia stata a lungo una città fantasma bisogna scavare nel passato.
Il nome di Ninfa si presume che derivi da un tempio di età classica dedicato alle ninfe plaiadi che secondo la mitologia greca governavano e proteggevano le acque sorgive e che doveva trovarsi in un isolotto del suo piccolo lago.
Probabilmente esisteva già in epoca romana ma solo come piccolo centro agricolo ma divenne importante dopo la metà del VIII secolo, quando queste zone fino a Norma vennero date in dono a Papa Zaccaria.
Nello stesso periodo la via Appia e la Severiana divennero impraticabili per l’avanzamento della palude e ciò comportò lo spostamento dei traffici commerciali sulla via pedemontana che passava proprio vicino a Ninfa. Ecco che quindi la città medievale si arricchì grazie al pagamento di un pedaggio a tutti i passanti e si trasformò in un piccolo centro urbano con numerose case e chiese.
Tra il X e l’XI secolo fu dominata dai conti di Tuscolo e in seguito ceduta alla famiglia Frangipane fino a giungere al 1159 quando furono eletti due papi, Alessandro III sostenuto dai Frangipane, e Vittore IV sostenuto da Federico Barbarossa. Quest’ultimo per vendicarsi dell’ospitalità dei Frangipane, prima saccheggiò poi incendiò la città. Questo segnò la fine dell’epoca di questa famiglia che sommersa dai debiti dovette vendere la maggior parte delle proprietà. L’amministrazione passò ai Conti e poi ai Colonna che presero possesso della città il 30 aprile del 1293.
Con Bonifacio XIII la famiglia fu scomunicata e nel 1297 Pietro Caetani acquistò ninfa per 200.000 fiorini d’oro.
Cominciò quindi per Ninfa il periodo più florido, vennero rinforzate le mura, venne ampliato il castello e costruita una torre, fu costruito un muro di contenimento per le acque della sorgente vicina in modo da ampliare il laghetto. Vennero costruiti mulini, due ospedali, numerose chiese e tantissime botteghe.
L’acquisto del feudo da parte della famiglia Caetani aveva un duplice scopo, aumentare le ricchezze e riunire in un unico territorio feudi protagonisti fin ad allora di aspre lotte.
Dopo lo scisma d’oriente, nel 1378, due situazioni sfavorevoli portarono al declino la potenza di Ninfa. Prima la scissione dei due rami della famiglia Caetani, Sermoneta e Fondi in conflitto tra loro e in contemporanea le continue guerre con i feudi confinanti di Cori e successivamente Sezze.
Nel 1381 Ninfa su brutalmente saccheggiata, incendiata e distrutta da parte di Onorato Caetani, conte di Fondi, e i pochi abitanti sopravvissuti furono travolti dalla carestia e dalla malaria. In pochi mesi di quella che fu una ricca e florida città non rimase altro che rovine ricoperte di erbe e rovi.
La città non fu più ricostruita e gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove.
Alla fine dell’ottocento i Caetani ritornarono in questi luoghi e grazie ad Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onorato Caetani, crearono un giardino in stile anglosassone.
Bonificarono le paludi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, rose in quantità e restaurarono alcune rovine tra cui il palazzo baronale (municipio) che divenne la loro casa di campagna.
Negli anni trenta del novecento Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, introdusse nuove specie di arbusti e rose e aprì le porte del giardino al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, Commerce e Botteghe oscure.
L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Era una donna molto sensibile e curò il giardino come una sua opera d’arte essendo lei una pittrice. Curò molto l’accostamento dei colori assecondando il naturale sviluppo delle piante. Introdusse numerose magnolie (la cui fioritura in primavera è uno spettacolo da non perdere), prunus, rose rampicanti e realizzo il rock garden.
Cinque anni prima della sua morte, nel 1972, Lelia istituì la Fondazione Roffredo Caetani avente come scopo la tutela della memoria del Casato Caetani e di preservare il giardino di ninfa e il castello di Sermoneta.

IL GIARDINO
Il Giardino di Ninfa è un habitat naturale dove in 8000 ettari di stensione convivono 1300 specie vegetali e 100 uccelli censiti in perfetta simbiosi con i ruderi dell’antica città medievale.
E’ un giardino all’inglese dichiarato Monumento Naturale nel 2000.
La sua bellezza è dovuta al suo speciale microclima, risultato di diversi fattori.
Ninfa è posizionata sul bordo della pedemontana e ha numerose sorgenti, le sue acque hanno caratteristiche fisico-chimiche che le rendono eccellenti per uso potabile ed industriale.

Anche il suo lago, profondo più di sei metri, è una sorgente da cui origina il fiume Ninfa. Perciò l’ambiente lacustre, il fiume e i giochi d’acqua realizzati dai Caetani, la presenza dei monti Lepini, la relativa vicinanza al mare, determinano la mitezza del suo clima.
Sappiamo che l’acqua possiede una grande capacità termica, per cui si riscalda più lentamente di giorno e di notte si raffredda più lentamente liberando così il calore accumulato e creando una situazione di umidità permanente favorevole alla vegetazione e a tutti gli altri organismi presenti.
Ecco quindi che nel giardino di Ninfa crescono varietà di magnolie decidue (Magnolia spp.), betulle (Betula spp.), iris acquatici (Iris pseudacorus), una varietà di aceri giapponesi (Acer palmatum) e ciliegi da fiore (Prunus spp.), viburni (Viburnum spp.), caprifogli (Lonicera spp.), ceanoti (Ceanothus spp.), agrifogli (Ilex aquifolium), e raccolta. clematidi (Clematis spp.), cornioli (Cornus spp.), meli ornamentali (Malus floribunda), e l’albero dei tulipani (Liriodendron tulipifera).
Molte varietà di rose si arrampicano sugli alberi e sulle rovine, bordano il fiume e i ruscelli dando vita ad un’atmosfera incredibile.
Il clima mite permette anche la coltivazione di piante tropicali come l’avocado (Persea americana), la gunnera manicata (Gunnera manicata) e i banani (Musa spp.).
Infine, nell’hortus conclusus, vi è un giardino all’italiana del 1600, con piante di agrumi in vaso e vasche popolate da cigni.
IL PERCORSO

La nostra visita guidata è iniziata superando due ponti in legno e varcando una porta “diversa” dalla nostra ultima visita ai giardini. E’ infatti una porta speciale perché è rimasta chiusa per ben 5 secoli! Essa era l’antica via di accesso alla città medievale e la sua scoperta è il frutto della collaborazione tra la Fondazione Roffredo Caetani e l’Università La Sapienza di Roma. Nei suoi pressi sono stati anche ritrovati i resti dell’antico ponte di pietra che attraversava il corso d’acqua e le feritoie a ridosso di un’antica torre dalle quali i soldati difendevano la città.
Ecco che entrando nel giardino abbiamo potuto rivivere le stesse emozioni dei pellegrini che da Roma entravano nella città, e trovarci subito di fronte ai ruderi della principale delle 7 chiese di Ninfa, Santa Maria Maggiore del XII secolo.

E’ un luogo molto importante dal punto di vista storico perché è qui che nel lontano 1159, il cardinale Rolando Bandinelli venne incoronato pontefice con il nome di Alessandro II.
E’ ancora visibile lo stile bizantino (come quella di Sermoneta), la suddivisione in tre navate, la cui centrale terminava con un’abside.
A questo punto abbiamo coinvolto i bambini con una domanda: “volete vedere un affresco antico?”.
La piccola caccia al tesoro è termina con “Eccolo mamma è laggiù!”
Bravi i miei esploratori!
E’ stato possibile vederne solamente uno perché per preservarli è stato deciso, negli anni settanta, di trasportarli al Castello di Sermoneta.
Ci siamo fermati con la guida in una importante piazza dell’antica città, e guardandoci intorno abbiamo immaginato di vedere di nuovo in piedi le numerose case che erano state costruite intorno alla piazza. Le case erano fatte in mattoni e alcune erano anche a due piani (insule). C’erano un tempo anche diverse botteghe e chissà che via vai di persone!


Ninfa era talmente ricca che i suoi abitanti avevano anche dei veri bagni, rarissimi all’epoca! A sentire questo i bambini hanno sorriso, che strano il Medioevo!
Attraversando la nuova via dei cipressi siamo arrivati alla seconda chiesa di Ninfa, la Chiesa di San Giovanni del XII-XIII sec a navata unica.
Nei pressi della chiesa la guida ci ha fatto notare la presenza di un noce americano, diversi meli ornamentali, un acero giapponese a foglia rosa, un faggio rosso, un acero a foglie bianche e un pino a foglie di color argento.
Alle spalle della chiesa di santa Maria Maggiore abbiamo osservato una bignonia gialla, un gruppo di yucca e diversi roseti, mentre sulla facciata principale un bellissimo esemplare di cotinus coggygria, chiamato anche albero della nebbia, che si sta preparando a perdere le foglie mentre in primavera si carica di fiori rosa e ricorda un soffice nuvola di zucchero filato.
Notiamo anche un cedro sul cui tronco è poggiata una tillandsia, pianta senza radici che ricava il nutrimento dall’umidità dell’aria.

Lungo il viale dei cipressi abbiamo visto delle erythrina crista-galli, che ha dei fiori simili ad uccelli tropicali.
Costeggiando le magnolie (la cui fioritura in primavera è uno spettacolo), l’acero cinese e il boschetto di betulle siamo arrivati ai Giochi d’acqua. L’acqua è l’elemento centrale e vitale di Ninfa! La città medievale era circondata da fossati, e ricca di sorgenti che insieme al fiume e al lago ancora oggi alimentano i suoi numerosi ruscelli.

Siamo rimasti meravigliati dal vedere ancora le rose in fiore! Erano diverse e profumatissime!
Abbiamo superato il boschetto di melograni e fino ad arrivare alla Via del ponte, una delle vie principali di Ninfa, dove vi erano le principali botteghe. Sono ancora visibili ruderi di diverse case.
Attraversando un bellissimo viale di lavanda siamo giunti a Piazzale della gloria (o dei ciliegi) dove probabilmente si svolgevano le parate e il mercato. Lungo il viale abbiamo visto ciliegi penduli, un pino dell’Himalaya, dei banani, un pino messicano ed un’acacia sudamericana.

Inoltre i ruderi della Chiesa di San Biagio, del XII secolo, che aveva una struttura molto piccola ad un’unica navata.
Nella zona dedicata al rock garden, giardino roccioso di Lelia Caetani, abbiamo visto iberis, eschscholzia, veronica, alyssum, aquilegia, dianthus e melograni nani.


Il punto più suggestivo dei giardini è stato sicuramente il Ponte a due luci (a due campate), dove passavano un tempo piccole imbarcazioni. E’ chiamato anche “del macello” e sul suo nome ci sono due ipotesi. La prima vuole che durante una battaglia, i combattenti nemici cercarono di entrare in città passando proprio attraverso il fiume, ma all’altezza del ponte i ninfini li colpirono con diverse lance rendendo l’acqua di colore rosa a causa del sangue versato. La seconda ipotesi, la più probabile, è che nei pressi del ponte sorgesse un edificio dedicato alla macellazione della carne, andato completamente perduto.
Vicino al ponte abbiamo trovato clematis armandii, ortensie arrampicanti, aceri e un maestoso pioppo inserito nell’archivio degli “Alberi Monumentali d’Italia”.
Siamo quindi arrivati al Ponte romano, il più antico dei tre che attraversavano il fiume ninfa, con i suoi gelsomini, glicini, una gunnera manicata (tipica degli ambienti fluviali brasiliani), dei papiri, un cedro ed una casuarina tenuissima proveniente dall’Australia.


Già da lontano abbiamo iniziato ad intravedere gli steli eretti dei bambù, che racchiudono la sorgente dei bambù. Queste piante furono trapiantati da Fogliano, altro luogo amato dai Caetani.
La nostra visita si è conclusa nel Piazzale del municipio. L’edificio che abbiamo trovato alla nostra destra è risalente al XII, ristrutturato nei primi del 900 quindi convertito a casa di campagna.
Davanti ai nostri occhi, in fondo al piazzale, si è mostrato in tutta la sua bellezza il castello!

La struttura, completamente danneggiato durante la caduta di Ninfa, è stata utilizzata per anni come prigione prima del definitivo abbandono. Inizialmente si presentava come una torre con un recinto in muratura alla base, poi con i lavori di ampliamento venne costruita una struttura a pianta quadrata.
La torre, completamente ristrutturata, è alta 32 metri, si notano diverse feritoie e la sommità è circondata da una merlatura a coda di rondine.
L’area del giardino si trova sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie percorse da uccelli che, provenienti dai paesi africani, si trasferiscono in varie aree dell’Europa. Dopo la creazione dell’oasi nella zona si sono avvistati alzavole, germani reali, canapiglie, aironi, pavoncelle e alcune specie di rapaci.
INFORMAZIONI UTILI
Il giardino di Ninfa può essere visitato solamente nei giorni di apertura al pubblico che vanno dalla primavera a fine autunno, con prenotazione tramite il sito ufficiale giardinodininfa.eu.
Il giardino ha viali ben curati dove si può camminare tranquillamente con i passeggini.
Si visita solamente con la guida e i gruppi devono rimanere ben compatti quindi vi consigliamo prima di partire di spiegare ai bambini in che consiste una visita guidata.
Il giardino va tutelato quindi bambini mi raccomando i fiori e le piante non vanno assolutamente strappati!
All’uscita si possono trovare degli stand dove acquistare oggetti artigianali di Sermoneta, piante e guide del giardino.
C’è la possibilità di pranzare o semplicemente prendere un caffè al bar presente all’uscita dei giardini, è attrezzato anche con tavolini esterni.
Consigliamo di visitare nelle vicinanze anche il Borgo di Sermoneta con il suo Castello Caetani.
