ALLA SCOPERTA DEL MOLISE CON I BAMBINI

Lo scorso weekend abbiamo deciso di andare alla scoperta di una regione d’Italia ancora poco conosciuta…il Molise!

Il Molise è situato nell’Italia centro-meridionale ed è la seconda regione italiana più piccola dopo la Valle d’Aosta.

E’ stata una piacevole scoperta! Seguitemi e scoprirete il perchè!!!

In questo articolo troverete:

  • Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia
  • Basilica dell’ Addolorata di Castelpetroso
  • Ponte Tibetano di Roccamandolfi
  • Castello Longobardo-Normanno di Roccamandolfi

MUSEO NAZIONALE PALEOLITICO DI ISERNIA

Abbiamo scelto di iniziare qui il nostro viaggio in Molise con i bambini perché è un museo molto particolare, unico nel suo genere secondo il mio parere, che ci farà viaggiare indietro nel tempo….

No tranquilli…non vi dirò che abbiamo trovato la macchina di Ritorno al futuro!

Ma qualcosa di ancora più interessante che vi permetterà comunque di fare un salto “spazio-temporale”…ritornerete a come era questa regione esattamente 600 anni fa e i vostri bambini avranno la possibilità di conoscere il loro antenato!!!

Inoltre nel museo c’è la possibilità di vedere da vicino un vero scavo archeologico ancora in attività!

Wauuu…è stata l’esclamazione dei nostri bambini dopo questa breve introduzione del viaggio!

Se avete dei bambini curiosi e amanti dei musei interattivi dovete assolutamente conoscerlo!

Il Museo Paleolitico di Isernia fu costruito in seguito al ritrovamento di porzioni di paleo suolo, avvenuto casualmente nel 1978, durante i lavori di sbancamento per la costruzione della superstrada Napoli-Vasto. La datazione del sito, con un’approssimazione di 10.000 anni, è fissata a 600.000 anni fa e pertanto il sito di Isernia, La Pineta, è uno dei siti più antichi risalente al Paleolitico inferiore. E’ certamente il più ampio e complesso insediamento umano di tutto il continente europeo!

Il museo nasce intorno l’area archeologica di Isernia La Pineta e si articola in tre edifici di circa 4000 mq uniti tra loro da un lungo corridoio esterno che ci accompagna nella visita. Percorrendolo notiamo una serie di grandi stampe fotografiche che ci illustrano nel dettaglio tutti gli aspetti della ricerca, della didattica e della valorizzazione del sito e del museo.

L’area archeologica è parte integrante del complesso museale costituito da un padiglione di circa 700 mq e suddiviso in due diversi percorsi disposti su due piani. Quello superiore destinato alle visite e quello inferiore dedicato ai ricercatori che ancora oggi lavorano alle attività di scavo e studio dei materiali rinvenuti nel sito.

Dopo avere percorso un breve corridoio, si accede alla parte superiore del museo. Si fa una breve sosta per il pagamento del biglietto di ingresso ( 4 euro) il controllo del greenpass e della temperatura.

Impossibile non rimanere a bocca aperta alla riproduzione di un esemplare di Elephas antiquus che si presenta davanti ai nostri occhi! E’ veramente enorme e bellissimo…sembra vero per quanto è realistico!

Seguendo il percorso consigliato delle grandi raffigurazioni pittoriche ci guidano all’evoluzione dell’uomo preistorico, la scoperta del fuoco, le prime armi rudimentali, i primi insediamenti…sembrano delle grandi pagine dei libri di scuola che a noi genitori ci fanno tornare alla mente ricordi lontani e ai bambini stimolano tantissimo la curiosità!

“Guarda mamma! Ma noi eravamo delle scimmie???”…e “Guarda qui erano vestiti! Perché usavano i sassi???”…le domande non finivano più…

Scendendo nella parte inferiore siamo rimasti affascinanti dall’ampia sala espositiva, la Galleria dell’Evoluzione. I bambini sono rimasti colpiti soprattutto dalle riproduzioni in grandezza naturale di alcuni degli animali che vivevano in quell’area: un megacero, un rinoceronte, un bisonte e un orso!

Ma le sorprese non erano finite perché di colpo ci troviamo di fronte al reperto più antico d’Italia! Eccolo il famoso dente da latte appartenuto ad un bambino di Homo heidelbergensis, di circa 5 anni, che visse in Europa tra 600.000 e 250.000 anni fa e che diede origine all’Uomo di Neanderthal e a Homo Sapiens. Non solo! Adiacente allo schermo interattivo c’era la riproduzione del bambino fatta dall’esperta francese Elisabeth Daynès (famosa soprattutto per la ricostruzione del busto di Tutankhamon), talmente realistica che li ha quasi spaventati!

“Che buffo mamma questo bambino!” è stata la loro esclamazione dopo averlo osservato più attentamente…

Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni, ognuna con un colore diverso, ad indicare uno spazio temporale che va dal Paleolitico inferiore al superiore, dal Neolitico all’Età del Bronzo. Grazie all’uso di grandi pannelli didattici e alcune ricostruzioni scenografiche, nella Sala della Preistoria in Molise, viene presentata in maniera semplice le fasi principali dell’evoluzione che l’uomo ha compiuto in centinaia di migliaia di anni.

La sala principale del museo Paleolitico di Isernia che più ci ha lasciati a bocca aperta è stata sicuramente quella chiamata “Isernia La Pineta” dove è ricostruita una porzione della superficie di scavo costituita da un calco in gesso che riproduce fedelmente circa 6.000 reperti originali! Ci siamo divertiti ad indovinare di quali animali fossero le numerose porzioni di ossa che vedevamo. Alcuni piccolissimi come denti, zanne, arti e crani di piccoli animali come talpe, castori e conigli altre di mammiferi di grossa taglia come elefanti, rinoceronti, bisonti, ippopotami, cinghiali, cervi, daini e caprioli, ma anche carnivori come leoni, pantere, iene e orsi! Essi documentano l’intensa attività di sfruttamento dell’ambiente da parte di gruppi di cacciatori preistorici di 700.000-600.000 anni fa, a scopi alimentari e di sopravvivenza.

Abbiamo completato la visita con l’esperienza “diretta” del Padiglione degli scavi, ossia l’area archeologica vera e propria dove è possibile vedere da vicino il lavoro degli archeologici. E’ stato costruito proprio con l’intento di consentire a noi visitatori di assistere alle varie fasi dell’esplorazione anche durante lo scavo: individuazione e isolamento dei reperti, restauro dei reperti, documentazione manuale ed informatizzata. I bambini sono usciti dall’area convintissimi che il lavoro dei paleontologi è sicuramente impegnativo ma molto affascinante!

BASILICA DI CASTELPETROSO

Il cuore spirituale del Molise è certamente il santuario di Maria santissima Addolorata di Castelpetroso, ora elevato al titolo di basilica minore come premio della storia di un cammino, cammino unitario e di origini antiche. La ricchezza spirituale di questo luogo è un forte richiamo per i devoti mariani, infatti più di centomila pellegrini ogni hanno giungono qui e vengono accolti da Maria con le mani aperte. E’ la stessa accoglienza che abbiamo avuto noi dal piazzale di accesso della Basilica. Impossibile non rimanere incantati da tanta bellezza! Ci sembra quasi di conoscerla perché ci fa ricordare un pò il Santuario di Lourdes, lo stile è neogotico ed è interamente costruita in pietra locale. La prima pietra venne posta il 28 settembre 1890. Ha una pianta di tipo radiale, con sette cappelle laterali. La parte centrale simboleggia il cuore di Maria, mentre le cappelle laterali le sette spade, a ricordo dei suoi sette dolori. Il nostro sguardo è stato subito colpito dalla sua imponente cupola, alta 52 metri! Il concerto campanario, come lo udiamo oggi, fu completato nel 1974 ad opera della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, una delle più rinomate e antiche fabbriche del mondo.

Entrando siamo stati affascinati dallo splendore e dalla maestà della sua architettura, il trono sullo sfondo, le vetrate che attraverso giochi di luce emanano un’atmosfera suggestiva e particolare e i mosaici! I bambini sono rimasti incantati dalla cupola, che dall’interno sembra ancora più imponente, e dai suoi mosaici raffiguranti santi, apostoli e profeti. La statua della Madonna Addolorata occupa il posto d’onore all’interno della basilica ed è incorniciata dal trono in marmo decorato. Si presenta così come apparve alle due contadine, semi inginocchiata, con Gesù morto ai suoi piedi, le braccia allargate e lo sguardo rivolto verso l’alto in atto di offerta. Volgendo lo sguardo verso la cantoria spiccano le numerose canne dell’imponente organo. Durante le celebrazioni si viene catturati dalla intensità del suono.

La storia del santuario inizia il 22 marzo 1888 con la prima manifestazione della Vergine a due contadine del luogo, Fabiana e Serafina. La scena dell’apparizione è stato riprodotta con delle meravigliose sculture in bronzo poste a pochi metri dalla cappella delle Apparizioni. Proseguendo lungo le scale abbiamo trovato la fonte dell’acqua a cui è stata attribuita la miracolosa guarigione di Augusto Acquaderni. Tutta questa zona è raggiungibile anche con passeggini e carrozzelle per persone con disabilità grazie a delle rampe che partono dal piazzale antistante la cappella e portano alla fonte. Proseguendo lungo il viale alberato abbiamo intrapreso il sentiero di 750 metri che si snoda lungo la montagna e collega il luogo delle apparizioni alla Basilica di Castelpetroso. La via Matris è suddivisa in sette tappe con altrettante opere in bronzo dell’artista Alessandro Caetani.

Via Matris

Ogni opera è a grandezza naturale quindi attirano molto la curiosità dei bambini che hanno la possibilità di girarci intorno, toccarli ed osservare i loro numerosi dettagli. Impossibile non essere “coinvolti” nella scena tale è l’intensa espressività dei loro volti…un momento di raccoglimento che fa bene al cuore e allo spirito.

Nel percorrerlo abbiamo goduto di tanto silenzio, del meraviglioso paesaggio autunnale e dell’aria pura che si respira solo in luoghi come questi.

Il Santuario di Castelpetroso si trova a circa 800 m s.l.m. quindi vi consigliamo in autunno di portarvi un abbigliamento già invernale.

Nel rientro abbiamo fatto una visita al negozio dei souvenir e al Centro Don Nicola Lombardi dove abbiamo trovato una mostra fotografica storica sul santuario, la sala ex voto e un meraviglioso presepe permanente. Ma quello che più è piaciuto ai bambini è stata la riproduzione della Basilica posto esternamente all’edificio.

Sala espositiva

Prima di riprendere la macchina non perdetevi il meraviglioso paesaggio delle colline circostanti dalla terrazza intitolata a Carlo Acquaderni.

Come raggiungere il Santuario:

  • A1 da Roma, uscita San Vittore con direzione Isernia. Da qui direzione Campobasso e uscita a Castelpetroso.
  • A1 da Napoli, uscita Caianello con direzione Isernia.
  • A14 da Foggia uscita Termoli con direzione Isernia.
  • A14 sa Pescara uscita Vasto sud con direzione Isernia.

Dove alloggiare: Casa del pellegrino.

PONTE TIBETANO DI ROCCAMANDOLFI

A chi di voi è capitato di attraversare un ponte tibetano? Intendo uno vero non quelli dei parchi avventura…è un’esperienza assolutamente da fare!!! Esperienza da fare anche con bambini purché abbiano almeno 5-6 anni e siano tenuti bene per mano per tutta la percorrenza del ponte.

Si tratta di una bellissima opera di ingegneria e carpenteria metallica realizzata da una ditta molisana, in pratica una passerella di 234 metri di lunghezza sospesa nel canyon roccioso scavato dalle acque del torrente Callora e che nel suo punto centrale raggiunge i 140 metri di altezza. E’ costruito con l’aiuto di 3 funi, in acciaio, in tensione tra loro.

Il ponte tibetano è raggiungibile appena fuori dall’abitato di Roccamandolfi, un piccolo borgo in provincia di Isernia posizionato ai piedi del Castello Longobardo-Normanno che si trova in cima al monte miletto, il più alto del matese.

Questa passeggiata “avventurosa” la consigliamo agli amanti dell’escursionismo, del trekking e più in generale a chi è alla ricerca di passeggiate nella natura incontaminata.

Il percorso è poco impegnativo ma può diventare scivoloso a causa delle piogge quindi consigliamo un abbigliamento comodo e scarpe da trekking. Ai genitori con bambini molto piccoli consigliamo il marsupio o la fascia porta bambini.

Abbiamo parcheggiato la macchina sulla strada principale che porta a Roccamandolfi e abbiamo seguito le indicazioni lungo il sentiero che sale fino alle rovine del castello di origini longobarde…ci siamo sentiti un pò come la “compagnia dell’anello” pronti per una nuova sfida…la conquista del castello!!! I più entusiasti erano i due “nani” che ci portavamo dietro…in pochi minuti eravamo ad un chiosco da cui potevamo scorgere la rocca. Qui la compagnia è stata un pò perplessa su quale sentiero proseguire…continuare la salita o deviare a sinistra verso il ponte tibetano? La scelta è stata difficile ma neanche a dirlo hanno scelto i più piccoli della compagnia e siamo andati prima alla “conquista” del ponte… il sentiero dei Fringuelli è leggermente in discesa e senza particolari difficoltà. Che emozione quando ci siamo accorti di essere arrivati!!!

Appena abbiamo appoggiato i piedi sul ponte tibetano siamo rimasti “pietrificati” per qualche istante perché essendo un ponte sospeso si sente un lieve movimento oscillatorio…BRIVIDO!!!

Ma è durato solo un attimo, ci è sembrato molto affidabile e senza alcun indugio abbiamo continuato il nostro percorso sul ponte guardandoci intorno e addirittura in basso!!! Se soffrite di vertigini non è l’esperienza che fa per voi, ma la consigliamo a tutti i genitori e i bambini coraggiosi o “non” che vogliono mettersi alla prova!

Rimarrete sorpresi come lo siamo stati noi…è stato veramente divertente!!!!!

Abbiamo percorso il ponte tibetano svariate volte…ai nostri esploratori è piaciuto talmente tanto che non volevano più scendere!!! Ma il castello ci aspettava quindi siamo ritornati indietro e abbiamo preso il sentiero in salita alla “conquista” del castello di Roccamandolfi quindi a 1080 metri di altitudine.

La nascita del castello risale probabilmente ai primi decenni del XII secolo quando il territorio venne occupato e dominato dai signori Mandolfus provenienti dalla Germania. Ebbe un ruolo soprattutto strategico per la difesa dell’accesso a questa parte del Matese. Qui ebbero luogo due principali vicende: Ruggero di Mandra, conte di Molise e alleato di Tancredi d’Altavilla, resistette agli attacchi delle truppe di Enrico VI, nel 1195. Tra il 1221 e il 1223 Tommaso da Celano sconfisse gli Svevi guidati da Federico II. Nel 1269 le truppe di Carlo I di Napoli imprigionarono un gruppo di Catari che si erano rifugiati nel castello. Di conseguenza il castello fu abbattuto e mai più ricostruito. La proprietà del feudo passò a varie famiglie nobili fino all’800 epoca in cui queste terre furono colpite dal fenomeno del brigantaggio.

Quello che ancora è visibile ai nostri occhi sono le mura originarie, tipicamente difensive e quindi molto spesse, due torri rotonde (una delle quali affaccia sull’ingresso) e tre torrette semicircolari di cortina. La rampa di accesso era stata scavata direttamente nella roccia e permetteva di accedere direttamente ad un ampio atrio. Le struttura dell’intero castello ci appaiono completamente fuse con la roccia sottostante e adattate a seguire il profilo naturale del terreno.

Saliti in cima abbiamo potuto godere di una vista mozzafiato e nonostante il vento come se il tempo si fosse fermato abbiamo incominciato a fantasticare sulle numerose battaglie che si sono succedute, ai nobili che hanno attraversato le sue ampie sale..è stata una piacevolissima scoperta!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *